3° Pagina dei Modi di dire Campigiani

O icché tu crìssi. (fissare un punto, o una persona, con lo sguardo perso nel vuoto, essere soprappensièro)
Questa, 'un n'ha sopporto proprio...tutte le 'orte che la mi tròa, la mi tira strofinàe...(dire in faccia cose sgradevoli, ma nel modo di dire a nuora, perchè suocera intenda; veniva usato anche il termine, spronàe)
Icché tu fai a i' bàrre a quest'ora....ùntun dòvei essere a laoràre? E gl'ho ùto la febbre, i' dottore e m'ha messo in cassa mùtola. ( la cassa mutua)
O, che la sentìo icché gli'ha detto? Dice: che, untùn sa' punto ballare. Hum, badalì...'port'assài. (poco gli ' importa la sua opinione al riguardo)
E gli'è mezz'ora che vu' ragionàe...ma unvùn vi sèe ancora accòrti che l'è listésima. (stanno parlando della stessa, medesima, cosa.)
Bada come s'è ripicchiào i' pòtta de' tu' amico...gli'è proprio un pottaiòne. (rivestìo a festa...con l'abito nuovo, un pottaiòne è un tipo elegantemente vestito, che ama mettersi in mostra, diciamo, un po' snob, potta, pottaione (toscano volg.) persona stupida, spaccone)
E m'ha detto che vorrebbe aprire un negozio a mezzo con me: te che tu lo conosci bene, che tipo gli'è? Sta bòno 'un t'impelagare con lui...gli'ha più debiti che la lepre. (a mezzo: in società)
O sta' un pochino zitto con codesta boccaccia...o chetati...scoglionào. (in questo caso non vuol dire un tipo senza palle, mancante di coraggio, ma uno che parla un po' a vànvera, senza riflettere su quello che dice)
Te untùn sa' giocare a nulla, e te lo dico io...te tu se' un bozzòne...e basta. (come una bozza di disegno appena iniziata...che naturalmente non si riesce a capire cosa sia)
O ragazzi....ieri sono stào a fare entratùra...questa l'è la me' dama. (in casa di lei a conoscere i futuri suoceri...la dama; la fidanzata, nobilitata facendo ricorso al gergo cavalleresco)
Mettiti gli sciantellì pe' sorti' fòra, perche c'è mezzo metro d'acqua pe' la strada. (gambali di gomma; derivato (dal francese) chantilly, stivali di pelle lucida fino al ginocchio
Che ti s'è sposào i tu figliolo? No...e 'un n'ha ancora troàto la scarpa pe' i' su' piede, nini.(metafora; la donna giusta)
La tu' amica de' "Mulinaccio" la comprào la càppa nòva...tu vedessi come la ciòtta?(cappa;è una sopravveste in varie fogge. Si diceva ciòtta; quando nella camminata, il peso del sedere, si sposta ritmicamente da una parte e dall'altra)
E'...tu vedessi che bella combinaziòne nera che gli'ho comprào: i' mi marito appena m'ha visto gli'ha detto...che te la se' messa pe' fammi gola? ( veniva chiamata così, una specie di sottoveste che veniva usata anche per andare a letto)
Guarda che smurièlla gli'ho troàto...questa e la fo rimbàrzare anche sei o sette òrte nell'acqua. (è un gioco in uso tuttora, quello di far rimbalzare i sassi a pelo d'acqua... e chi trovava il sasso rotondo ma basso di spessore smurièlla aveva più probabilità di farlo rimbalzare molte volte.C'era anche un gioco...si metteva le figurine sotto un sassolino e poi con la smurièlla si doveva colpire il monticino delle figurine...ma vi ricordate come si diceva? Co' i' bùtto o senza bùtto?)
E m'ha appinzào una zanzara...mi frìzzola di nulla. (è stato punto e gli frizza...questo detto veniva usato molto spesso anche dopo uno schiaffo; che ti frìzzola la gota, nini?
No...no...'un vo' pìzzi. (veniva detto così, ogni qualvolta si voleva evitare guai, seccature noie, declinando ogni responsabilità, tirandosi fuori, probabilmente derivato da pizzo; somma di denaro estorta dai racket mafiosi)
Quegli lì, 'un sanno ballare pe' nulla. Quella l'è una coppia di scarzabùbboli e te lo dico io...tu ci po' credere. (scarsi, incapaci; etimologia incerta probabile fusione fra scarzo variante toscana di scarso e bubbola (Italiano) frottola, inezia)
Che l'ha visto, i' mi' motorino di seconda mano? E l'ho pagào tre papètte 'un n'è bellino? (a buon mercato, etimologia incerta)
La mi nonna Armida a i mi' nonno: che se' grullo, tu ti se' tracannào una boccia di vino tutto da solo. (tracannare; bere tutto d'un fiato, ingurgitare; deriva dall'accezione arcaica di canna (dei polmoni) (italiano) gola)

E dèe aére quàrche problema i' tu' amico delle mìccine, l'ho visto dianzi sembràa spiritào.(mìccine; località chiamata così, che va dalla fine di via del Paradiso, inizio padule, e finisce a S. Angelo a Lecore...con gli occhi un po' sbarrati e bianco in faccia.)

E sono stào a cambiare i' fasciòne alla bicicletta...e me l'ha messo imporrào...ora e ritorno da lui...poi si ride.(il fascione; è il copertone della camera d'aria, imporrào; si diceva della gomma che ha perso consistenza e in alcuni tratti è divenuta finissima, di conseguenza è facile a nuove forature e anche a scoppiare, spesso veniva messo anche il manciòne...per andare avanti un pò....era un pezzetto di copertone)
Che se' cieco: untùn lo édi codesto quadro tu l'ha attaccào per sgancìo.(messo in diagonale, storto; deriva da sguincio (toscano) sbieco, sghembo)
Mi son' buttào a bàero su i' letto e mi sono addormentào di schiànto. (di schiànto; immediatamente, a bàero; in modo scomposto...come capita, a pancia all'aria, certe volte a boccòni "pancia all'ingiù")
O in do' gli'è andào Spartaco, gli'è mezz'ora che manca? Si sarà fermào a chiaccherare con qualcuno...gli'è un attaccabottòni di nulla. (uno che gli piace chiacchierare )
Guarda che mìcco che gli'è quello. (micco; (toscano) è un tipo che guarda le donne in modo lascivo, fissandole con lo sguardo voglioso libidinoso: ciononostante è pretenzioso e sciocco tanto da rimanere spesso...a "secco"))
Guarda che tipo l'è quella lì...la sembra una stròlaga. (di solito si dice così di una donna trasandata, con capelli e vestiti in disordine e sporchi; derivazione dal nome di una specie di uccelli acquatici) Veniva anche usato il detto...l'è una cinquantàccia.
Tu se' tutto sbracolào e stravaccào su codesta seggiola....forza, rimettiti in ordine e stai composto a sedere.(...con pantaloni che stanno calando, con mezza camicia fuori dei pantaloni....seduto con gambe e braccia aperte quasi, stesse scivolando dalla sedia; si diceva anche spaparanzào)
La 'un mi garba quella sala da ballo...e son tutti a pane ne' mezzo 'un c'è verso di fare un ballo per bene. (stanno avvinchiati...qualcuno si bacia, altri stanno pomiciando)
Ragazzi a "Tomerèllo" gli stànno vendemmiando, se finiscano domani e bisogna andare subito a ciullàre. (Tomerèllo; era una località a confine con Calenzano...quelli di una certa età si ricorderanno che dopo la vendemmia andavamo a raccogliere i piccoli grappoli "ciùlli d'uva" rimasti nascosti dai pampani (toscano, le foglie della vite) un po' per divertimento un po' per bisogno)
Che c'era anche Gigi a correre alla "Montalvo"?? Si...e l'ho visto passare..... gli'andéa di nulla...e facéa i' fumo.(metafora per dire...correva velocissimo)

Quando t'èri piccino, ocché l'ebbésti anche te, il morbillo? (derivazione dalla I° persona del passato remoto del verbo avere (io ebbi).

Mi fa un freddo cane...quarda che bordòni m'è venùo? (quando viene la pelle d'oca)
Eh tu sè'ngrassào di nulla...bada che lònze t'è venùo? (ingrassato nel punto vita...con enormi "maniglie dell'amore")
Ragazzi un si vende più nulla...se séguita quest'andazzo e si 'a tutti alle ballòdole. ( metafora per dire che si va in fallimento...si fa una brutta fine, alle ballodole c'era un cimitero, fu chiuso nel 1783 e si trovava vicino a trespiano)
Icchè tu va' fòra così...lo 'edi tu se' tutto scaruffào. (Spettinato)
Tu m'ha maculào. ( quando devi ascoltare una persona che parla...parla...parla di cose che non ti interessano, maculare; (toscano) quando la frutta si ammacca, si sciupa)
Che mutriòne tu sei. (Taciturno,silenzioso, etimologia sconosciuta)
Se tùmme l'avéi detto prima ....e venìo anch'io...accidèmpola a te. ( un rimprovero bonario...per attenuare accidenti...)
O Riccardo...se tu fùssi un 'omo 'si di 'esti detti "bellini" tu me ne manderesti degli'altri. (questo detto veniva usato sia, per un comportamento di proprio tornaconto (di chi lo chiede) ma anche per un comportamento corretto, integerrimo)
E son' sempre sola com'un brucio...quàrche vòrta vu mi troàte morta stecchìa. (questo modo di dire, uno tra i più belli...perché rende bene l'idea di una persona che si sente sola, ha paura di morire senza che nessuno se ne accorga, se non parecchio tempo dopo, quando ormai è già rigida..)
O mangia...o chetati...tu se' sempre a fa' stuccherìe. (...una persona che infastidisce, che annoia, trova da ridire su tutto e non gli va bene nulla.Tanti campigiani si sono beccati questo soprannome nel corso degli anni.)
Icché tu va via? O se tu se' arrivào ora, ora! Icche t'hai...i' foco a i' culo. (metafora: si dice così quando qualcuno non si trova a suo agio e non vede l'ora d'andarsene)
O venvia, icché tu te ne pigli...gl'ho fatto cèlia. ( non è vero niente, ho scherzato, far celia; (rara locuzione italiana) scherzare verbalmente)
Questa cioccolata co' i' càrdo...la mi s'è belle strùtta tutta. (disciolta)
Icché tu fai tutto sbracciào...con questo freddo? (con la camicia a maniche corte)
O come fa a portàssela drèo quella chiòrba i' tu amico? (una testa molto grossa)
Ma icché piòe...gli sprùzzola un pochino.( a piccole gocce, piovigginare)
Bada quante zanzare che c'è...o dagli i' frìtte. ( il Frit...era una marca di un prodotto contro gli insetti, mosche e zanzare ecc.)
Che l'ha ìsto gli'ha mangiào anche la nostra porzione...speriamo gli metta fògo. (metafora: che gli vada di traverso, che gli faccia male)
Ma che giocatore di calcio gli'è...e cilécca, cilécca...e poi gli portan via sempre la palla. (scartare, dribblare, l'avversario)
Che ci credi...queste cose le mi mandano fòri di semetrìa. (arrabbiarsi...andare fuori dalle righe...e non riuscire più a ragionare e a giudicare le cose col buon senso; semetria etimologia incerta, forse degenerazione di simmetria?)
E' la vien di nulla...gli'ho attraversào la piazza...e son' mézzo. Oppure...e son' tutto màrcio. (vogliono dire, bagnato fradicio)

Bada che viso gonfio che c'ha? E l'ha ùte belle, belle e l'hanno riformaho( si diceva così: quando qualcuno prendeva degli schiaffi, dei cazzotti, delle bòtte, riformaho: riformato...cambiato i connotati)

O icché tu dici....sgrullào o chetati costì. ( sciocco, grullo)
T'hai un monte di capelli sulle spalle, piglia la bùssola e te gli lèo. ( veniva chiamata così...la spazzola.)
Icché t'ha fatto, t'hai un bòzzolo sulla testa di nulla...o'ndòe...tu pigli la spèra e tu ti guardi. (una protuberanza, un pèsto; la spera (toscano) specchietto rotondo con manico, oppure con un bordo pieghevole per appendere.)
O ragazzi...ieri o 'un ci fu la partita co' i' Signa...mamma mia è se le dèttano di nulla. (si presero a cazzotti...botte da orbi) una curiosità: ma in quella partita, "Bagheo" giocò con "Le Signe" o con la Lanciotto? Visto che è stato un calciatore che ha militato in entrambe le squadre? In quella partita Bagheo giocò per noi.
Che ti garba questa maglina che gli'ho comprào? Si...la tavvìsa nini, davvero. (diciamo che in rapporto al colore dei capelli, o al tipo di carnagione, c'è sempre, un colore che si intona meglio)
Ocché l'ha viste come l'è son' belline queste scarpe...eppure e l'ho pagàe una miscèa. ( pochissimo, una sciocchezza, miscea; (toscano pop.) inezia, cosa da nulla)
Si nini...l'è una seratina fresca e mi son' messo i' fusciù sennò e piglio un mal di gola. (un piccolo fazzoletto da collo, foulard)
Eppure quello e l'ho visto da qualche parte e 'un mi vo venire in mente, lo sai...e mi baserèi la testa. (pensarci in continuazione, in modo ossessivo)
Guarda che pratino secco che c'è...piglia la sìstola e annaffialo. ( lungo tubo di gomma collegato ad un rubinetto)
Sta attenta in do' tu metti i piedi...lo 'edi quante gazzòzzole e c'è per terra. (gazzozzola; è lo strobilo (frutto) del cipresso)
O...'un lo mangià tutto te codesto lesso...lasciamene un tagliòlo anche a me. (un pezzétto)
Ragazzi...qui le son zìzzole...e si bùbbola, ve lo dico io. (in questo posto fa freddo, si trema; bubbola in questo caso usata in maniera onomatopeica)
Quello...e c'ha su' anni...unnè di primo pelo. (non è più un giovincello)
O dimmi te còsa...o che donna per bene gli'ha troàto i' tu figliolo. (viene usato nel senso di bella, carina, piacevole)
Gli'è tanto un vedéo i' tu amico, quello dello "sbisbiglio"...mamma mia...o se gli'è belle in piazza. ( modo di dire di quando uno ha perso i capelli. Lo sbisbiglioera il nome popolare di via Catalani)
E bisogna andare vestìi bene alla festa.....mettiti qualcosa di più bello 'un si dèe mica scomparìre. (metafora: paura di fare una pessima figura)
Che caratteraccio tu c'hai nini...tu ritìri tutto topà. (intende dire che il carattere somiglia a quello del padre)
Che te l'hanno detto i' che m'ha fatto i' mi' marito...si e me l'hanno raccontào nini...gli'è stào proprio...un pocobòno.( questo detto si diceva a una persona che si è comportata male: con meschinità e cattiveria)
Te tu pò tornare a che ora tu vòi, ma io no, perché la mi' donna...l'è sempre sulle vedétte...e 'un tu ne fa' mai una pulìa. (con il sonno leggero, lo aspetta sempre sveglia: non farne una pulita: non può trovare scuse)
A me mi garberebbe fare i cow boy...siiii cow boy...te 'un tu cài nemmén le cèe. ( ceca; (italiano) giovane anguilla)
E 'un la posso mica mangiare codesta roba...e c'ho tutta la bocca sgallàa. (infiammata e con le vescichette)
Assaggialo, senti se ti garba questo vin santo? Bòno davvero gli'è un giulèbbe. ( una bontà, una cosa eccezionale)
E t'è cascào codesto coso in terra ma...untùn t'acchini mia pe' raccattarlo. ( non si volle chinare)
Icché t'ha fatto a codesto piede....tu l'hai tutto gonfio? Gli'ho messo un piede in fallo...e sono anche cascào. ( appoggiare in malo modo il piede, perdendo l'equilibrio)
Che l'ha visto i' tu amico come la zàcculla la su' donna quando balla la Rumba. (la butta giù....e la ritira su, ripetutamente)
'Un mi garba stare insieme a que due lì...gli sembra d'essere sempre i primi della pezza. ( pensano di essere i migliori a fare tutto)
Tagliameli te nìni...gli zéccoli alle trecce...lo 'edi quante ce n'ho da fare ancora. (dalle nostre parti le trecciaiole facevano dare una spuntatina ai fili più lunghi alle bambine, per rendere uniforme la treccia...ma veniva anche detto a quelle persone che avevano i capelli tagliati corti, guarda come e t'ha conciào i' parrucchiere e t'ha fatto gli zéccoli)
Te, tu sogni a occhi aperti nini...ma senza lìlleri e 'un si làllera. (metafora; senza soldi è inutile sognare grandi cose)
Tu se' sempre i' solito; tuvvò propriàre ma tu sbagli di grosso. ( Piccarsi, pretendere d'avere ragione)
Cammina...cammina con gli aghètti sciòrti la va a finire...che tu batti una boccàa pe' terra. (aghètti; i lacci delle scarpe)
Que' pollo gli'è balògio tiragli i' collo tanto...(balogio; (toscano) melenso, balordo malaticcio, veniva detto riguardo a tutti gli animali dell'aia quando i loro movimenti erano lenti e tentennanti, segno che si avvicinava la loro fine)
Gino, va a compràmmi un sigaro a l'appàrto.(un tempo veniva chiamato così, il negozio di sale e tabacchi)
I mé babbo e m'aspettàa agguattào sempre...dietro i' divano quando rincasào tardi. (agguattào; nascosto e in agguato...pronto per gli scapaccioni; incrocio fra acquattato e agguato)
Gliéne ho dette di tutte...'un n'ho mia' la bocca impeciàa. (metafora, certamente non è stato a bocca chiusa )
Con questi carzòni stretti e mi son diracchiào tutte le cosce.( con la pelle arrossata e screpolata)
Domenica e c'è l'inaugurazione della sala da ballo, che venìe anche voi? Certo che si 'ene ma...assèrbaci i posti.( sta come...riservare, prenotare)
Stasera 'un c'è verso di stare a frescheggiare, guarda come le m'hanno conciào le zanzare...e son pieno di cocciòle. ( quei rigonfiamenti della pelle...che l'insetto lascia dopo la puntura.)
Via...pena poco, dammi anche codesta maglina sudicia, e voglio fare la lavatrice a bomba. (a bomba: sta per...immediatamente, adesso.)
Bada come t'hanno zucconào .(quando il parrucchiere esagerava nel taglio...e si intravedeva la zucca)
T'ha bélle finìo di sega' l'erba ai pratino...tu gli' hà dào di zaccàgno èh. (ha lavorato sodo...e velocemente)
Ragazzi, e s'anderà anche stasera...ma 'un la pigliàe pe' la via dell'orto. (certamente un detto contadino, perché tutte le volte che facevano da mangiare, andavano nell'orto a prendere la verdura)
Mi son' buttào su i' canapè...e mi sono alloppiào subito. ( s'è addormentato)
Gli'è tutta la sera che tu sei a spelluzzicàre...e poi a cena 'un tu mangi nulla. (piccoli assaggi...qua e la)
Gli'ho girào tutto i' mercato...'un m'è riescìo di troàre un paio di pantaloni a gàrbo. (non sono riuscito, a garbo; belli, piacevoli, a modo)
E ci siamo incontrài, e mi dovéa dire un monte di cose, ma 'un m'ha detto...ne ai ne vai.(non gli ha assolutamente, detto nulla)
Gli 'avéa detto e ti ricompenserò...e poi e m'ha fatto un regalo da tre soldi una lira....tirati sù le "ciocce".(metafora: quando uno si aspetta qualcosa di più)
Bada quello lì come gli'è conciào...e n'ha tòcche quante i' lecca. (è stato picchiato...e si vedono i lividi sulla faccia)
Tu sè stào tutta la mattina con le mani in mano. (modo di dire: hai fatto il fannullone e non hai fatto nulla)
Nini, gli'ho visto i' tu figliolo co' un macchinòne...e s'è piazzào bene, ocché lavoro fa? Gli'è du' anni che lavora sopra di se...e guadagna bene davvero. (un modo di dire, lavora in proprio, un lavoro autonomo)
E t'ha capìo anche troppo bene icché t'ho detto...'un fa' da nèsci. (fare finta di non capire, come dire...non fare il furbo)
Gli'ho visto un film, "Bellezze in bicigletta"...e c'è un'attrice...l'è un pezzo da novanta, una bellezza unica. O chi l'è codesta attrice? L'è la Pampanini. Bah... t'ha detto stécco. (metafora: uno stecco, cosa di poco valore)
O signora, ch'è lontana la sala da ballo il "MILLELUCI"? Lontana...la scantòna e l'ha ci batte i' naso. (scantona; svoltare il cantone, curvare; il Milleluci, chi non la ricorda...era la sala da ballo della Casa del Popolo)
Ragazzi e son' cascào nella bellétta...e vo a casa a mutàmmi e ritorno subito.(belletta; era un specie di mota liquida, nera e puzzolente, mutammi; a cambiarsi gli abiti)
T'hai un buco ne' carzìno, dammelo e te lo rammendo. Tieni.....ma 'un mi fare un frinzòtto però.( era un rammendo fatto male con troppo filo assieme)
Sudicione....t'ha tutta la maglia piena di frittèlle. ( naturalmente non erano quelle per mangiare...ma macchie di unto)
S'è dào fòco a 'sanàli...e le faìlle le schizzàano dappertutto, meno male 'un n'ha preso foco i' pagliaio. (sanale; si chiamava così il gambo del granturco e della saggina, faille: dal falò si sprigionavano piccole fiammelle che volavano lontano, continuando a bruciare a lungo e con qualche crepitio)
Guarda, tu se' tutto sudào "marcio", copriti bene sennò tu pigli un'imbeccàa. (s'intendeva dire, un malanno)
Come gli sta i' tu nonno, nini. Male gli sta...gli'è venùo anche i' parlétio. (veniva detto così, il tremore del morbo di Parkinson)
Guarda che vento che tira...se 'un tu "peni poco" a mettere gli'acchiappìni e lenzoli, e volan via. (penare poco: fare velocemente, acchiappìno: molletta per fermare la biancheria stesa ai fili)
Che la partìo i' pane...sta attento perché la cuttèlla l'è di rota. ( partìo: sta per tagliare, cuttèlla: veniva chiamato il coltello...esser di rota: appena arrotata dall'arrotino che ancora oggi, di tanto in tanto, passa con la mola a forma di ruota per affilare coltelli, forbici etc)
O chi gli'è quello lì...o unnè quello che gli sta ne' "piazzone"...bada come gli'è bardào 'un l'avéo mica riconosciùo. (piazzone: soprannome di Piazza Lanciotto Ballerini, bardào: agghindato elegantemente per una cerimonia)
E 'un si po' ire a camminare...lo 'edi i' tempo...gli'ha fatto culàia. (far culàia: veniva detto quando il tempo stava cambiando, minacciando di piovere)
Che brandàno gli'è i' tu amico di "lama"...tutto trasandào, co' pantaloni calài, la camicia fòra e le scarpe sudicie...o ìndò tu l'ha tròo. ( brandàno: in questo caso la spiegazione l'ha data lui stesso, 'indò tu la tròo: dove l'hai trovato, ma vale anche perché ci stai insieme..."lama" soprannome di, via Tesi)
Tara ragione, l'ha s'è un po' sciupàa ora...ma quande l'era ne' su cenci...e l'era bella davvero. (tara: tu hai, l'era ne' su cenci: s'intende nel periodo migliore.)
O mamma mia che màne diàcce t'hai...le sémbran quelle d'un morto. (màne: mani, diàcce: fredde, ghiacciate)
O quello? E va via senza salutà nessuno. E s'è messo a tu per tu con Gigi...e s'è addirào. (a tu per tu: discussione molto vivace, addirào: in collera, irritato.)
Non montare sulla sarciàia...se tu caschi, tu ti rompi i' fi' delle réne. (sarciàia: è una pianta molto simile al salice i cui rami sono ancora oggi usati come legacci per fissare i tralci della vite alla vigna, i' fi' delle réne: la schiena, la spina dorsale)
Quegli...se seguitano a fare i' bischero, la va a finire che ne tòccano belle, belle. (ne tòccano: ne buscano, si prendono un sacco di botte)
O un dovéano essere a i' mare, e tu figlioli? Ma nini...gl'andònno e ritornònno subito gl'era tempaccio. (andarono e ritornarono)

O coso, gl'è mezzora che tu se' a sfruconàre codesto lavandino...però, gl'è sempre pieno d'acqua. (sfruconàre: questo modo di dire era usato in diverse circostanze, in ogni caso sempre per aprire l'ostruzione in un tubo, o in un buco)
Icché t'ha fatto tu va' zoppo? Per forza...mi s'è incavallào un nervo della gamba. ( modo di dire: avere una contrattura, o uno stiramento)
O come, untùn n'ha mangi la mela? te la mondo io. (derivato da, mondare: pulire, dammela, che te la sbuccio)
O babbo, i' nonno m'ha dào un bacino...e m'ha inciliàto tutto. (la cilìa: così veniva chiamata la saliva)
Oh, che la smetti di sarterellàre e canticchiare tu sembri un cillecciòlle. (cillecciòlle: era usato spesso per indicare un individuo stupido, un po' tocco, etimologia sconosciuta)
Oh nina, t'ha comprào: i' giubbottino jeans, una maglina, i' costume da bagno e la minigonna...o quànte la tira tutta codesta roba? (è in apprensione, in ansia, perché quànte la tira: sta per quanto costa)
O nini, o come 'un tu n'ha più pasticcini, o guarda di là, se vènno. Gli'ho bélle guardào...'un cènno. (se vènno: se ci sono, 'un cènno: non ci sono)
La 'isto come piove? Ma 'i nonno e l'avéa detto: sabato e domenica l'è acqua. Oh, e c'ha dào davvero. (c'ha dào: ha indovinato)
Indò tu vai? E vo a troàre un pò' di borraccìna gli'ho da fare la capannùccia ai bambino, in Bisenzio e c'è un posto, ne nasce un monte.(borraccìna: così veniva chiamato il muschio, capannùccia: era il nome che i campigiani davano al presepe)
Nini, gl'ho detto a i' me figliolo se untùn vo' più andare a studiare, 'un ti credere di stare a bracchillonàre, tu vai a laoràre e tutt'impari un mestièro. (bracchillonàre: sta per girovagare, senza far niente, mestièro: mestiere.)
Ieri....e s'era in macchina co' i' me marito e vòrse pigliare una stradina in salita, ma stretta, stretta nini, che paura...un ci si barattàa nemmeno. (barattàa: da baratto, scambio, non c'era spazio sufficiente, per il passaggio di auto provenienti in senso opposto)
O dimmi te cosa...dopo tutto icché l'ha fatto pe' su' figlioli...e l'hanno messa a cento vecchi. (cento vecchi: modo di dire dell'ospizio)
O 'un s'era a Viareggio...o sta' zitto... la gente e l'era accatastàa in que' bagno, e m'hanno portào ne' tritèllo, te lo dico io.(accatastàa; mucchi di persone sotto gli ombrelloni, tritèllo; derivato della macinazione dei cereali in uno sminuzzamento in fini particelle...tanta gente)
O Beppe, in do' tu l'ha compràe codeste scarpe...le mi garbano anch'a me...mezze bianche e nere e con lo spuntèrbo. (spuntèrbo; veniva chiamato così, un piccolo accessorio di metallo inserito sulla punta delle scarpe)
Bada come tu sei tutto sgallào...è t'ha preso una razzàa di nulla (sgallào: pieno di vesciche, tipiche di una scottatura, razzàa: modo di dire di una esposizione prolungata ai raggi solari)
Nonna...nonna corri, Robertino l'ha fatta Squàcquera...e s'è insudiciào tutto. (...liquida)
O ragazzi, Gigi e l'ha avrà fatta anche grossa...ma sopà e l'ha preso a cignàe. (sopà; suo padre, la cìgna de' pantaloni; così veniva chiamata la cintura)
Oh, te untùn manchi mai quànde c'è da mangiare a sbafo...icché ci ha, ci 'ole...nini, basta non nì spendere. (icché ci ha, ci 'ole; quello che ci va, ci vuole...non farsi mancare niente)
Lasciatelo dire; un nipote così e s'ha àttro che noi...e butta all'aria tutto quello che tocca, 'un ni sta ma' fermo, gl'è proprio...un dio ci liberi. (un dio ci liberi; modo di dire di un bambino eccessivamente vivace)
Con queste galline la s'è azzeccàa e s'è inciampào bene Maria, guarda qui; gl'ho fatto un giro pe' l'aia e gl'ho racimolào una sèrqua d'òva (sèrqua; una dozzina d'uova)
Che l'ha letta la notizia su i' giornale di que' barbone; che quando sono entrài in casa, insieme a monti di sudicio e gl'hanno troàto: lingotti d'oro, un sacco di quattrini in contanti e conti correnti all'estero...àttro che barbone...quello prima gli desse di barta i' cervello, gl'avéa du' farmacie. (gli désse di barta; di volta)
O Roberto, ma que' disco di liscio in do' c'è i' tango...che ve l'hai...ora guardo, e mi pa' d'aéllo. (mi pa' d'aéllo; mi pare di averlo)
E si salìa piano...piano, poi gli è arriàto i' tu amico e c'ha tirào i' collo...'un se ne potéa più e siamo arriàti a buco sulle Croci. (le Croci di Calenzano, metafora...si è messo in testa guidando il gruppetto a un' andatura veloce, gli altri per rimanere a ruota si sono sfiancati arrivando in vetta alla salita, sfiniti.)
Gl'avéo detto: e piòe forte, aspettami e vengo a pigliàtti (pronunciato in campigiano) ...gl'è volùo veni' da se...guarda come gl'è làcero...marcio intinto. (lacero; talmente bagnato...con gli abiti intinti, da sembrare come sfrangiati, ridotti a brandelli)
E tu se' sempre i' solito, che la 'isto, come tu l'ha fatto arrabbiare; per forza...e ragiona a randellìno. (parlare a randellìno: rivolgendosi con parole, in modo volgare, sguaiato e maleducato, essendo così, autentiche randellate, sulla testa del malcapitato)
E 'un mi posso acchinàre, gl'ho un dolo alla spina, lo'edi e son tutto inteccherìo. (inteccherìo; rigido...come un baccalà)
Ocché va fòra in codesto modo, riassettati un pochino, tu se' tutto sbuzzào. (sbuzzào; è un modo di dire...quando un pò di camicia o maglietta fuoriesce dai pantaloni)
Mamma mia, pe' un dolorino a i' ginocchio e fa un monte di puzzo...a enne costi. (ironicamente gli dice: averne in codesto punto)
E sèmo belle in quattro, ora e si pò anche cominciare a giocare...sieee, e 'un mi garba mia, fu fàe sempre alle rimpiatterèlle voi...io c'ho i' cerchio e si gioca con questo. (rimpiatterèlle; così si chiamava il giocare a nascondino, gioco del cerchio; prendevamo il cerchio di bicicletta vuoto e con un pezzetto di canna oppure di legno lo spingevamo facendolo roteare, vinceva...quello che riusciva a mandarlo più lontano, facevamo anche la gara di velocità con i cerchi, famose a quei tempi le sfide nel parco della Rimembranza, la partenza era dalle Carini, l'arrivo all'asilo delle monache) Una curiosità, tantissimi campigiani di una "certa età" si ricorderanno delle Carini, essendo stati a studiare...a fare "ripetizione".
Ragazzi un gioco più...guarda come gli sto e son mézzo, vo a cambiàmmi. (son mézzo; grondante di sudore)
O, con quelle scarpe nòve e c'ha belle fatto impazzàre...sa' icché gli pa' d'aère...le costano...tre soldi una lira. (tre soldi una lira; modo di dire...cose di poco valore)
O nini, lasciatelo dire, ma come gl'è trasandào i' tu fidanzào...gl'è sempre vestìo alla diridò. (diridò; si diceva di uno che vestiva demodé e senza cura nell'abbinamento dei colori)
O ragazzi, ma che vi ricordàe che personaggio gl'era Gigiòne? A quei tempi, fra le tante che faceva (pugile, ciclista) viaggiava sempre con le diecimila lire nel taschino della giacchetta in bella mostra e indicandole diceva: gente, queste le sono, la pace in famiglia. Perdìe, e me ne ricordo si, gli stéa pe' Campi...macché pe' Campi, gli stéa ai "Pela". (gli stéa pe' Campi; era detto quando una persona abitava in Via S. Stefano o nelle immediate vicinanze, Pela; era chiamata così la località all'incrocio del viale Buozzi, con via Palagetta e via Cetino)
O dimmi te cosa, da quànde g'ho appuntào i' figliolo all'asilo, gl'è sempre ammalào...o bischera, icché t'aspetti, spùntalo. (appuntào; un modo di dire...sta per iscrivere)
O, macché numero di scarpe tu m'ha dào...le 'un mi 'anno mia bene...lo 'edi come le mi sciaguàttano. (sciaguàttano; derivato da sguazzare...le scarpe erano molto grandi e il piede ci sguazzava dentro)
L'ho bèlle vista diverse 'orte insieme a quell'omo...a confabulare piano...piano, poi gl'ho visti anche tenéssi pe' mano, gl'è un atteggiamento che mi garba poco nini, quello...e la pràtica. (la pràtica; era un detto appioppato, sia alla moglie sia al marito, che si facevano l'amante)
Poerìno, 'un so come faccia a stare insieme alla su' donna...è l'è una spépera di nulla. (spépera; era detto di una donna...che risponde in malo modo, a muso duro, (rispondiéra) pittima...insomma, con la lingua lunga)
Hei dammi retta, se t'hai i' ruzzo...e 'un me ne importa nulla...a me mi girano, guarda quante ci corre. (avere i' ruzzo; ridere, scherzare in modo euforico)
O Gina, guarda i' figliolo come s'è insudiciào...te t'ha dào i' ginabrése...e lui e s'è messo a fa' le capriole. (ginabrése; era una polvere rossa, che mescolata alla segatura bagnata, veniva data sul pavimento per ravvivare il colore delle mattonelle..."le campigiane")
Mamma mia, quanta forfora t'ha sulle spalle, o disgraziào...dammi la bùssola e te la lèo. A quei tempi, sentivamo anche spesso dire, dalle mamme ai ragazzi: hei, in do' tu vai, con codeste scarpe sudice...lèatele e dammele, che te le bùssolo io. (non era certamente lo strumento per trovare l'orientamento, ma semplicemente la spazzola con il supporto di legno, che i campigiani avevano ribattezzato...bùssola)
Guarda che pavimento tu m'ha fatto...gl'è pieno di commettitùre, se untùn lo rimetti per bene, 'un ti do una lira. (commettitùre; derivato da commettere, riunire (italiano) le piastrelle non aderiscono perfettamente, non combaciano)
No nini, o dimmi te coso, un gagaròne come tu sei...venire alla festa vestìo in codesto modo... 'un ti saddìce per nulla. ('un ti saddìce; modo di dire, non era consono, adeguato alla circostanza)
O guarda chi c'è...i' bambino, piccino de' nonno, icché tu voi nini, un ciullo d'uva o la pesca...no, codeste le 'un mi garbano... e voglio i' pappo con lo zucchero. (i' pappo; era un pò di pane, ma che spesso veniva leggermente bagnato e inzuppato nello zucchero...a quei tempi era...un dolcetto per noi)
O, tu se' sempre i' solito, ma che la smetti e ti si sente di fòra, ma icché tu boci. (boci; si sente dalla strada il parlare ad alta voce, derivato da vociare)
Ma chetati un pochino, gl'è un'ora che tu ragioni...biasciolòne. (i biasciòli; quando la condensa della saliva, si forma agli angoli della bocca...dopo il tanto parlare)
No no, io codesta roba 'un la voglio, stasera tu mi fai una minestrina in brodo, un pò di lesso co' le patàe mascé. (patàe mascé; purè di patate)
O cosa, o dimmelo anche a me, in do' tu la compràe codeste bùccole...le mi garban tanto, nini. (bùccole; orecchini)
O la l'ha proprio tutte quella...l'è una bella donna, la balla bene, l'è elegante slanciata, altissima...siee altissimaa, dammi retta, se a lei tu gli levi gli zipìlli e la diminuisce di venti centimetri, a di' poco. (gli zipìlli; modo di dire di un paio di scarpe con tacchi altissimi)
Hi...hi...hi...guarda come s'è conciào i' bambino a mangiare i' gelato...e s'è imbrasolào tutto i' viso. (imbrasolào; imbrattato, insudiciato)
Da retta "nano", abbozzala subito di fa' codesti discorsi...sennò tu mi fa' pigliare i cocci. (pigliare i cocci; infuriarsi, arrabbiarsi...come quando si raccolgono i cocci di qualcosa d'importante, che è stato rotto)
O, macché la visto gl'è a casa in licenza...e sòrte fora sempre in montùra, chissà chi gli pai' d'essere. (montùra; era chiamata così la divisa, l'uniforme militare)
Tu se' sempre i' solito, seguita...seguita, ma tu fai le cozzàe co' muriccioli, ricordatelo. (le cozzàe co' muriccioli; intestardirsi a fare cose che poi ti vanno a finire male)
E fo pe' dìttelo...di codesta roba e n'ho da dare e serbare, capito? (da dare e serbare; averne in abbondanza)
Dalle due alle tre 'un mi cercare, perché sono a i' circolo co' mi' amici...ci si sbuccia a "briscola" tutti i giorni. (ci si sbuccia; battersi con tutte le forze e in tutti i modi per vincere la partita)
O babbo, 'un tu vòi mai comprare nulla...tu se' tirào come le corde de' violini. (metafora per dire; di un persona avara, rigidamente attaccata al proprio denaro)
Ragazzi, fate voi...io gli sto co' frati e zappo l'orto. (intente dire che acconsente a qualsiasi decisione che verrà presa)
Mi sembra d'averlo visto di strafòro...ma 'un sono sicuro se c'è anche lui. (di strafòro; intravedere di sfuggita, in mezzo alla folla)
O nini, la decisione la va presa, perché siamo alle porte co' sassi.(siamo alle strette, non ci rimane scelta, un detto molto antico...quando gli abitanti trovavano le porte della città chiuse, gli tiravano i sassi per farsi sentire, sperando, riaprissero la porta)
Ma dimmi te chi l'avéa a dire, un bella figliola come la tu' nipote, l'è andàa a pigliare un tarpanìcchio in que' modo, hum l'è proprio céca nini. (Tarpanìcchio: era detto di una persona bassa di statura, cèca: non vedente.
Lui, vedi, gl'è uno che...mangia l'ovo in culo alla gallina...e gl'è sempre a chiedere quattrini a tutti. (metafora: uno che è abituato a spendere denaro, prima di averlo guadagnato)
Sie!!! bada lì...i' bambino gl'ha fatto la poppò...s'è nsudiciào tutto.
Luigino tomà l'è mezzora che la ti cerca pe' tutto Campi....quànde la ti tròa, tu sta' lustro. (metafora, gli'e l'avrebbe date bèlle bèlle...sculaccioni e scappellotti)
Ragazzi 'un andàe via e torno subito, vo a cambia' "l'acqua alle ulive". (Metafora: va ad orinare)
'Un tu n'ha anda' mai...a mangia' con chi 'un n'ha fame. (metafora: per dire che se inviti a mangiare gente che dice: non ho fame, poi ci rimani male, perché quella…ti mangia anche la tavola!!!)
Icché tu vai a fa' le forze. (veniva detto, quando andavano nelle vecchie palestre, a fare le varie forme di lotta, oppure in lavori molto faticosi )
Questa l'è bòna e la costa poco. (metafora: è difficile trovare una cosa che sia buona e costi poco...perciò poco credibile)
Nini, che aggéggio gl'è i tu figliolo, 'un si regge mica, o mamma mia, riportalo a casa fammi i' piacere. (aggéggio: metafora per dire che non sta mai fermo, è sempre a tramenare ed aggeggiare e a buttare tutto all'aria)
Ma icché gl'hanno que' due, gl'è mezzora che sono a becchettàssi. (becchettassi: litigare, quei due stanno litigando)
'Un tu mi déi interrompere sennò e m' impappìno e 'un mi riesce più di ragionare. (impappino: Perdere il filo di quello che si stava dicendo, balbettare)
Mi son messo a laoràre con lui, 'un l'aéssi ma' fatto e mi sono impelagào, 'un mi riesce di venìnne fòra. (impelagào: mettersi nei guai senza via d'uscita)
Chiudila codesta finestra lo édi e son' belle tutto rattrappìo. (rattrappìo: intirizzito, dal freddo)
Se t'ha da anda' fòra, mettiti i' trènce perché la "viene a dirotto". (trènce: impermiabile, sta piovendo)
Quello con la bazza enorme dice a quello con un grande naso: a bocca d'arno e pescano i naselli, gli risponde nasone: bazza a chi tocca.
Bada come gl'è conciào....eeh, quello n'ha tòcche quante i' lecca. ( Metafora, per dire che lo hanno picchiato.)
Siee!!! in do' tu vai???….ricordati che a i' tocco e si desina. (il tocco: alle ore 13, si pranza)
Mamma gl'ho fame…tira la coda a i' cane. (venive detto: quando…c'era poco da mangiare e non aveva niente...da darli)
Oh nonna vo a comprare i chicchi e le caramelle mi dai un pò di dindi. (dindi: soldi, probabilmente proviene dal suono delle monete)
Te tu sei uno, che mangia l'ovo in culo alla gallina. Metafora: uno che è abituato a spendere denaro, prima di averlo guadagnato.
Proverbi "Nostrali"
A ragiona' con te gl'è buttào via i' ranno e ceci.
A volte sì da un calcio ad un sasso e poi si va a ricercarlo. (...dare il giusto valore alle cose)
Una bocca chiusa, ne chiude cento. (L'uso…della diplomazia)
La via dell'osteria, la finisce in farmacia .
Quando il padre fa carnevale, i figli fanno quaresima.
I' pane di Prato, i' vino di Pomino, potta lucchese e cinci fiorentino.
Si lavora e si fatica...poco pane e poca fica.
Un darebbe un Cristo a Baciare. (Si dice di persona avara)
Chi 'unn'ha cervello...abbia gambe, la dicéa la mi' nonna. (se dimentichi una cosa...devi tornare a riprenderla)
Per nulla 'un canta i' cieco. (bisogna sempre frugarsi in tasca e pagare)
T'ha più culo che anima. (si dice a quello che ha una fortuna sfacciata)
In corpo c'è buio. (non essere schizzinoso, mangia quello che c'è)
I' gioco 'un vale la candela.
L'è come levassi la sete co' ì prosciutto.
L'è meglio ave' paura che toccanne.
L'è meglio una cosa fatta che cento da fare.
Quando Monte Morello c'ha il cappello, bisogna piglia' l'ombrello.
Cazzo ritto un vo' pensieri.
Agli zoppi…grucciàe.
Evviva oggi e in culo a i' domani.
Voglia di lavorà sàrtami addosso e guai a chi suda.
Lascia di' chi dice e lascia fa' chi fa, basta 'un tirino.
Chi si loda, s'imbroda.
Dalla culla alla sepoltura, la 'un si cambia la natura.
Quello lascialo perdere, 'un sa levassi un dito di culo.
L'è quello di Gesù, dopo questo 'un ce n'è più.
Essere ridotti ai lumicino.

I discorsi 'un fanno farina. (t'ha voglia di ragionare...e ci vòle ma' fatti)
Chi asserba gl'asserba a i' gatto. (Chi troppo conserva, poi gli va tutto in fumo)
Morti, pelài e cotti. (Quando si conclude una cosa...velocemente)
Levassi i' corpo di grinze. (farsi una bella scorpacciata)
Tutto fa' disse quello che piscò nell'Arno. Chi si accontenta gode disse quello che ciucciò I' chiodo
Né per scherzo e né per burla, intorno a i' culo 'un ci voglio nulla
Vedi Napoli e poi muori, vedi Firenze e poi Campi.
Avere la bottega aperta. (Metafora: stare con i pantaloni sbottonati.)
Essere briào com'un tegolo. (le tegole del tetto le grondano acqua…lui e gronda alcol, gl'ha alzato il…gomito)
Cencio e dice male di straccio. (Ne parla male e poi gl'è peggio di lui, quindi farebbe meglio a stare zitto)
Come t'ho fatto e ti disfò. (Di solito lo dicevano le mamme ai propri bambini, quando facevano i cattivi)
Dai picchia e mena….e ce l'ho fatta. (Metafora: per indicare un'azione insistita e riuscita)
Stare a dormire sugli allori. (Crogiolarsi nel dolce far niente)
Essere in un bailàmme. (Stare in mezzo a una gran confusione)
Essere in bolletta. (Stare senza quattrini)
Non ritrovare il sacco e le corde. (avere perso la cognizione, di dove siamo e di dove andare)
Quello fa venire i' latte alle ginocchia. (annoia ed infastidisce con stupidaggini)
Quello fa come I' lìca, che lo metteva in culo alla moglie pe' serballe la fia. (quando il gioco non vale la candela)
E' tu pencòlli di nulla, o icché t'ha beùto? (pencòlli: traballare, ciondolare, cosa hai bevuto?)
Quello venderebbe anche i' fumo delle schiacciate. (Un gran venditore, che sa vendere di tutto.)
San Giovanni 'un vòle inganni. (...vai avanti con l'inganno, ma immediatamente la giustizia fa il suo corso e ritorni al punto di partenza)
Con te 'un si va né a piedi né a cavallo. ( non ci si capisce, non c'è accordo)
Gl'è meglio ammazzare uno che mettere un'usanza.
Pettata (Salita particolarmente ripida e faticosa)
Cogliombero (Persona non molto sveglia...l'assonanza è evidente)
L'uscio aperto guarda la casa.
La porta aperta scoraggia i malintezionati ,forse perché tanta fiducia nel prossimo rende onesto anche chi non lo sarebbe .
I se" e i "ma" son patrimonio dei bischeri.
Le ipotesi irrealizzabili o irrealizzate sono patrimonio degli sciocchi e non portano alcuna utilità .
Dedicato a quelli che: son' nài a Campi ma hanno anche la campigianità, e a tutti quelli che e son' venùi di fòra, ma amano la campigianità, più di tanti che vi son' nài.
Dice: e son' nào a Campi, si va bene, ma indòe, e c'è n'è un monte di posti, ma didottussèi nini??? Provo a vedere…se mi riesce di ricordagli ...ooh…se per caso, me ne dimentico qualcheduno…quànde vu mi troàte pe' la strada 'un mi pigliàe a male parole.

Io son nào alle "Corte", dunque sono un cortigiano, poi e c'è quelli che son' nài né "piazzone"quelli "né mezzo a campi", quelli nài a "lama", quelli de' "mulinaccio"

"e quelli di "pelacane", quelli nài alle "case nòve", poi c'è quelli de' "péla", quelli di "maccione" e di "Focognano", quelli che gli stéano ai "rònco", quelli della "chiusa" e di "Limite",

poi c'è i "sammartinesi" e i "santamariesi", quelli della "galèa" , di piazza "scarlino" e di "San Lorenzo", quelli delle "miccine", quelli di "fornello" e di "tomerello", delle "frille", di "San Giusto"

di "San Cresci" e de' "gorinello", quelli nài ai "bacci" e quelli di "Capalle" e poi, c'è tutti i campigiani "nài fòri mano" quelli dé "Rosi", di "San Giorgio a Colonica", di "Sant' Angelo a Lecore"

di "San Piero a Ponti" ,di "San Donnino", da ùtimo e mi son' lasciào quelli nài alla "Villa"…bisogna riconòscilo…e son forti ragazzi…macché gl'aète ma' sentìi quànde e sono a ragionare tra di loro…gli ci 'ole mezzora a finire una frase, gl' è come recitassero un pezzo della "divina hommedia".

 
 
Il passato remoto del verbo Andare dei campigiani
Io gl'andètti
Te t'andàsti
Lui gl'andètte
Lei l'andètte
Noi s'andò
Voi v'andésti
Loro gl'andònno

In questi luoghi i "Detti"erano all'ordine del giorno

I campigiani Doc ricorderanno con piacere questi vecchi negozietti "ne mezzo a Campi":

Il barbiere, da "chiòrbanne" il negozio aveva tutte le pareti e il soffitto completamente tappezzato (non si vedeva un centimetro di vernice) di giornali sportivi con foto di Coppi e del Milan, era il ritrovo di coppiani e milanisti. (Sarebbe bellissima la foto dell'interno).
Lo sfottò era di regola.

-Dalla "bella mora" i ragazzi ci compravano di tutto: dalle figurine ai "chicchi" i "duri di menta" e persino sigarette "sciolte"...ne compravamo una o due per volta.

- Il caffè di "valente" famoso per i pasticcini.

- Dalla "rapòtta" buoni i suoi lupini.

- Da i' "colonnello" ci compravamo le susinelle e castagne secche, per andare a mangiarle al cinema.


- Da "faillìno" ci andavano i più anziani a prendere il "raso" un bicchiere di vino stracolmo, a bersi il "boccìno" e a mangiare la "sbova" una minestra di pane.

- Da "pacchino" (pronunciato in campigiano) oltre a vendere il gelato, veniva per le strade col "barroccino"...con una "stanga" di ghiaccio sopra...e con un punteruolo...lo vendeva a pezzi. Sembra incredibile, ma era così, molti lo ricorderanno......

Dalla Zita (vendeva un pò di tutto ...anche parcheggio bici)

Dall'Omère (vi trovavi, aghi, rocchetti, bottoni, fili forti, groghèn, elastici...piccola merceria)

Dalla Berta (giocattoli in genere)

Dalla Gemma (vendeva dai veggi, stoviglie in genere e poi chicchi, caramelle e la cilingòmma)

Dalla Lina (ci si comprava i pennini da inchiostro, quaderni, i làpissi...piccola cartoleria)

La sartoria de' Frégoli (il Nesti faceva abiti su misura)

Da Romolo i biciclettaio

- I bar di..."gesù"...e della ..."maria"...in Piazza Dante, con i tavolini fuori, dove seduti, ci guardavamo...lo "spasseggio".

 

Raccolta di modi di dire campigiani e frasi tipiche di Fabio Peruzzi
Alcuni di questi modi di dire sono anche patrimonio dei Comuni limitrofi...'un gl'avranno mica...esportài i campigiani?
Un grazie a tutti coloro che hanno contribuito a costruire i "DETTI" in particolare a "Bagheo" e Spartaco di "Seccabotte" conoscitori della gente campigiana e delle sue storie.
I "detti" si trovano anche dal parrucchiere Giampaolo (il nipote di "chiòrbanne") alle "case nòve"
Il contenuto delle pagine dei "Detti campigiani"è disponibile, ma coloro che usano o inseriscono parti del presente sito, sono pregati di citare la fonte.